La Motivazione: sogni, emozioni ed aspettative di un insegnante

di Fabio Tomei

Che cosa sia la motivazione e come una persona, nella fattispecie un atleta, riesca a mantenerla nel tempo sono aspetti ancora oggi non del tutto indagati.

Ma se è vero che gli aspetti psicologici, emotivi e motivazionali sono chiaramente usati, praticati e coinvolti nel processo di insegnamento e che siano ritenuti primari per gli allievi, in ogni campo, vorrei qui proporre il quesito di quale sia la spinta motivazionale di un docente e, nello specifico, di un docente di attività motorie.

Alcuni pensano che la motivazione sia una caratteristica prettamente personale ed individuale, altri invece sostengono che la motivazione possa essere performata da fattori esterni.

Ambedue le convinzioni hanno qualcosa di reale: la motivazione è un costrutto, complesso ed articolato in cui valgono sia fattori individuali che situazionali.

Ovvero la teoria dell’autodeterminazione (Self Determination Theory; Ryan e Deci, 2000) mostra come la motivazione a praticare sport derivi da due possibili fonti: ragioni intrinseche o estrinseche.

Quando gli atleti sono motivati in modo intrinseco, partecipano per libera scelta personale, per proprio interesse e piacere; se, invece, sono motivati in modo estrinseco, il coinvolgimento sportivo è dovuto a ragioni esterne (ad esempio, riconoscimenti sociali o economici): lo sport, in questo caso, rappresenta un mezzo per ottenere qualcosa che si desidera o evitare qualcosa che non si vuole. In realtà, la teoria si sviluppa in modo più complesso e prevede che i processi motivazionali si muovano lungo un continuum in relazione all’autodeterminazione.

Comunque gli approcci teorici che studiano oggi i processi motivazionali nello sport, e nelle attività motorie più in generale, hanno tutti in comune una sorta di enunciato: ciò che spinge una persona ad agire è il desiderio di percepirsi competente.

La percezione di competenza è un aspetto psicologico strettamente legato allo sviluppo cognitivo, alle esperienze di socializzazione che favoriscono il divertimento e l’interesse per le attività motorie e sportive, attivando processi motivazionali che accompagnano la persona per tutto il corso della sua vita.

È determinante il significato che viene attribuito al concetto di competenza e che influenza il tipo di orientamento motivazionale che si sviluppa nell’interazione tra sé stessi e l’ambiente personale. Infatti, si ribadisce, i criteri che fanno sentire una persona competente possono essere autoriferiti o esteroriferiti.

Entrambi i tipi di orientamento sono, in genere, presenti negli atleti, con diversi livelli di combinazione.

Gli studi hanno però confermato e sottolineato come un orientamento prevalentemente incentrato sul compito risulti maggiormente funzionale a quello incentrato sul risultato e come il primo abbia delle risultanze positive su molti aspetti dell’esperienza sportiva. Infatti l’orientamento sul compito determina un maggior coinvolgimento ed investimento emotivo (con emozioni e sentimenti positivi), partecipazione legata soprattutto alla crescita dei valori più alti del soggetto “essere umano” nella sua globalità e non solo come atleta.

La motivazione può avere molteplici riscontri, in quanto «processo multifattoriale» nel quale entrano in gioco diversi aspetti correlati tra loro in modo continuo e dinamico:

a) aspetti cognitivi, come l’uso di differenti strategie di apprendimento;

b) aspetti metacognitivi, cioè la capacità del soggetto di riflettere sul proprio apprendimento o sull’attività di studio e di ricerca;

c) aspetti emotivi, quali le rappresentazioni di obiettivi;

d) aspetti psicologici, relativi alla percezione di autoefficacia del concetto di sé;

e) aspetti didattici, legati all’uso di determinati mediatori o metodologie didattiche nei processi di insegnamento-apprendimento.

Tra le varie componenti, a cui si aggiungono anche gli aspetti biologici, contestuali e sistemico-relazionali, si istituiscono relazioni circolari, tanto che non è facile isolare un aspetto dall’altro. Per l’analisi del problema, è necessario utilizzare, pertanto, una metodologia di ricerca multidisciplinare e transdisciplinare, in modo da cogliere l’intero fenomeno della motivazione nella sua autenticità e complessità.

Il termine «motivazione» (dal latino motus) indica un movimento, il dirigersi di un soggetto verso un oggetto desiderato ed è dato dall’insieme delle tendenze emotive che guidano, sostengono o facilitano il raggiungimento di obiettivi. Per motivazione s’intende tutto ciò che spinge l’essere umano a perseguire determinati scopi. La motivazione è il perché delle azioni, il fine che spinge l’uomo ad impegnarsi per soddisfare i propri bisogni; il dirigersi di un soggetto verso un oggetto desiderato, verso uno scopo: la dinamica del desiderio implica una spinta, che può essere interpretata come bisogno o pulsione da soddisfare, oppure in un senso più profondo, come tensione sostenuta da aspettative, interessi, obiettivi, aspirazioni, sentimenti ed emozioni che coinvolgono il nostro tempo interiore. Questa «tensione interiore» appare, da un lato, connessa alle modalità per cui un soggetto decide che cosa per lui ha un senso e che cosa non lo ha, dall’altro, è legata alle «attribuzioni di valore dominanti in un determinato contesto»: gruppo, famiglia, comunità scolastica, lavoro, istituzioni, ambiente socio-culturale. In questo orizzonte semantico, la motivazione comporta sia la spinta alla realizzazione personale, connessa al cercare la propria soddisfazione, proponendosi obiettivi stimolanti, orientandosi al risultato e coltivando l’impulso a migliorare le proprie prestazioni e i propri processi cognitivi, sia l’impegno nel dare un senso profondo e autentico alla nostra vita e alla nostra esistenza. La motivazione è sorretta da uno spirito di iniziativa che consiste in una «tensione all’obiettivo, al di là di quanto «viene prescritto e al di là degli impedimenti burocratici e nella prontezza a cogliere le opportunità». Inoltre, la motivazione è caratterizzata da una «buona dose di ottimismo, inteso sia come capacità di essere costanti nel perseguire gli obiettivi al di là degli ostacoli incontrati e degli errori commessi, sia come capacità di puntare sulla speranza di successo e non sulla paura del fallimento». Una solida e profonda competenza personale, con la conseguente capacità di individuare correttamente i propri sentimenti e bisogni, consente anche di mettersi in sintonia con i sentimenti degli altri. In questo orizzonte, la motivazione richiama il concetto di empatia, cioè la capacità di comprendere gli altri nei loro sentimenti, punti di vista, interessi, preoccupazioni, mediante un «ascolto attivo».

La Motivazione Emotiva

C’è da considerare l’essere umano come complesso e variegato, difficile da “catalogare” in stereotipi predeterminati, anche se poi, tutti gli studi di settore tendono a farlo, basti pensare all’ottimista, all’egocentrico, all’introverso per citare solo alcuni dei più noti.

Uno psicologo americano, Howard Gardner, ha addirittura elaborato la “Teoria delle Intelligenze multiple” secondo cui esistono sette diversi tipi di intelligenza:

  • linguistica,
  • logico-matematica,
  • musicale,
  • spaziale,
  • corporea,
  • intrapersonale,
  • interpersonale,

che ognuno di noi possiede con configurazioni uniche. Inoltre, tredici anni dopo, la sfera emotiva stessa viene considerata per la prima volta una forma di intelligenza nella famosa opera Emotional Intelligence di Goleman (1996), dove vengono accostate due realtà, emozione e intelligenza, fino a quel momento considerate distanti.

L’emozione quindi è l’elemento distintivo fra gli esseri umani, la capacità cognitiva più quella emotiva creano l’essere unico, inimitabile, capace di determinare in maniera più o meno accentuata il proprio percorso individuale.

Detto questo ci poniamo un quesito: come possiamo, se possiamo, intervenire nella costruzione di quel complesso fatto, appunto, di conoscenze ed emozioni che conosciamo sotto il nome di Personalità?

Beh! Come insegnanti abbiamo la possibilità di intervenire sulla parte cognitiva con il trasferimento di conoscenze ed informazioni afferendo a quella che è la sfera oggettiva, quindi possiamo intervenire sulla parte emotiva, suscitando emozioni ovviamente positive che fissino le informazioni e le conoscenze di cui prima afferendo a quella che è la sfera soggettiva.

Questa la vera sfida del docente nel suo percorso motivazionale: se egli, il docente, accetta l’affermazione che ogni essere umano, quindi ogni potenziale allievo od allieva, sia un “unicum” esistenziale, allora la sua sfida sarà quella di portare ad ognuno dei suoi allievi/e il bagaglio della disciplina da lui insegnata ogni volta con una emozione diversa, in un crescendo di sensazioni che accrescano il suo bagaglio emotivo in ambo le direzioni, cioè nel dare e nel ricevere emozioni,perchéè impossibile pensare di suscitare un’emozione senza riceverne una di ritorno.

Nella sfera emotiva sta racchiuso il grande segreto dell’insegnamento: quello di una continua evoluzione del Docente, Maestro se parliamo di attività motoria, nel caso specifico di una disciplina con implicazioni etiche, filosofiche ed educative.

Il Maestro di attività come le Arti Marziali deve per forza crescere dal punto di vista emotivo perché, al contrario dei docenti di altre discipline o materie, il suo proseguire nel tempo va di pari passo con il suo decadimento fisico farà scemare il rapporto costruito sul modeling a favore di quello costruito sul feeling.

Da sempre il vero rapporto tra Maestro e allievo nel mondo giapponese si è basato sul sentimento del Kimochi, 気持ち, che è unico, inconfondibile, basato esclusivamente sull’emozione, sono convinto del fatto che sia l’emozione di come si vive un insegnamento, quindi in maniera profondamente personale, alla base delle differenze che ci sono tra maestri che pur sono allievi dello stesso caposcuola.

Per questo sono convinto che non è importante la pratica della disciplina quanto il sentire la disciplina stessa.

Emozionare ed emozionarsi, ogni volta rinnovarsi, così facendo si evolve il proprio patrimonio di conoscenza, pur avendoli in qualche caso, noi non abbiamo centinaia di allievi, ne abbiamo uno alla volta, con le sue paure che non sono le paure degli altri, con i suoi punti di forza che non sono gli stessi punti di forza di altri, con le sue emozioni che, vieppiù, non sono mai le emozioni provate da altri.

C’è un’ultima importante analisi da tenere in considerazione quella dell’ambiente socio-familiare in cui l’allievo/a cresce e sviluppa la propria personalità, quest’ambiente giocoforza entra in contatto con il maestro e viceversa.

Specialmente nel caso dei più piccoli il “lavoro” va fatto di pari passo sui genitori: essi vanno coinvolti, a loro volta motivati, inseriti nel tessuto connettivo dell’associazione; anche dai genitori provengono emozioni ed anche in loro suscitiamo emozioni, non dobbiamo mai dimenticare che mentre nell’ambiente scolastico “ti capita” quel o quella docente, nell’ambito sportivo quasi sempre il docente “si sceglie” a volte in maniera casuale, altre in maniera più empirica: nel primo caso, quello della casualità, bisogna impegnarsi molto affinché la scelta sia poi riconsiderata da un punto di vista più sistematico, nel secondo caso, le aspettative create da successi passati, titoli vinti, considerazioni generali vanno poi rinforzate da fatti reali e condivisi con i genitori stessi.

È una grande sfida quella dell’insegnamento, quello dell’insegnamento motorio poi ancora più grande, infatti se all’inizio c’è una grande profusione di movimento, quasi frenetico, alla ricerca di un’emozione, nella grande traiettoria circolare che è la vita si dovrebbe giungere, un attimo prima della ricongiunzione, alla capacità di generare il movimento partendo da un’emozione.

…Sapendo che quel che brucia non son le offese

E chiudere gli occhi per fermare qualcosa che

È dentro me

Ma nella mente tua non c’è

Capire tu non puoi

Tu chiamale se vuoi emozioni                (Lucio Battisti)

Bibliografia e Sitografia

Con spunti tratti da:

La centralità della motivazione nei processi di apprendimento di Andrea Gentile

tratto da www.qtimes.it Pubblicato il: 09 gennaio 2014;

A volte si abbandona da giovani!

Processi motivazionali e prevenzione dell’abbandono nello sport giovanile: indagine nella provincia di Trento.

A cura di Francesca Vitali, Laura Bortoli, Antonella Bellutti, Claudio Robazza e Federico Schena;

La Comunicazione Interpersonale e la Relazione Docente- Allievo

di Antonella Marrocco;

Insegnare lo sport Manuale di metodologia dell’insegnamento sportivo

Bortoli, Bozzaro, Cei, Gebbia, Mantovani SDS – 2010-

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